Nasce a Milano nel 1873.
Il padre Pompeo era un eminente artista e uomo di spirito e da lui Guido eredita queste qualità.
 Soprattutto l’ultima dote gli permetterà di affrontare con grinta le avversità della vita.
Infatti nel 1898 fu vittima di persecuzioni poliziesche, con una perquisizione che lo defraudò per sempre dei molti versi dialettali da lui scritti e conservati.
Questi versi gli erano valsi la fama di autore più indovinato dell’epoca (arguto, originale); perchè fu anche commediografo – oltre che pittore – e le sue commedie sono animate da personaggi tipicamente ambrosiani, inconfondibili e tali da rimanere impressi nel ricordo degli spettatori.
Ne scrisse poi altri di versi che però si tenne per sè, perchè la brutta avventura lo aveva demoralizzato, tanto che si ritirò quasi in un eremo a Luvinate (Varese) da dove scendeva raramente in città e dove morì nel 1938.
E’ per questo suo essere diventato schivo che i suoi nuovi versi non sono stati rintracciati, se non i tre Sonett raffinaa che ci ha fatto conoscere Fedinando Cesare Farra e che potete richiamarli dall’elenco dei sonetti.

Le sue commedie:
Osteria della scaletta (in origine Tecoppa istruttor),
El Menagramm,
On quader antigh,
La miee brutta,
L’anima travasada (premiata al concorso del 1925 della Famiglia Meneghina),
El zio matt,
La man in del foeugh,
El delitt de via Spiga,
Bottega de bellezza,
Pronta cassa,
El diavol el fa i sò pass.

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