Archivio mensile:luglio 2013

San Pietro in Sala

Dicono gli antichi documenti che nel 1028 c’era, in località Sala, una cappella fatta erigere da certa Raitruda e consacrata dal vescovo Ariberto d’Intimiano.
Passata per eredità al monastero benedettino di sant’Ambrogio, la cappella fu riedificata nel 1141 dal monaco Eriberto da Pasilvano, che la dedicò ai santi Pietro e Paolo: eppure, questa chiesetta doveva avere una sua tradizione nel territorio, se san Carlo Borromeo decise di farne la sede di una nuova parrocchia .
Nasceva così il 1° aprile 1581 la parrocchia di san Piero in Sala.
La vecchia chiesa fu abbattuta e ne fu eretta una nuova.

Nel 1838 la chiesa fu ricostruita, perché diventata insufficiente per la popolazione.

La nuova chiesa, costruita in due tempi, su fu consacrata il 28 giugno 1924.

L’edificio è in stile neoromanico, la pianta a croce latina a tre navate, con due cappelle alle estremità del transetto.

La facciata è ornata, sopra le porte, di tre mosaici su disegno di Aldo Carpi.

Il grande altare di marmo, fu consacrato dal card. Ildefonso Schuster il 27 maggio 1931.

Per il centenario della morte di san Carlo, 1984, è stata creata e dedicata al Santo una cappella feriale.

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San Michele Arcangelo in Precotto

 Un tempo la via principale di Precotto era la contrada San Michele, divenuta poi via Principe Umberto e infine via Cislaghi.

Su questa via infatti guardava l’antica chiesetta di San Michele e in quella direzione fu anche orientata, la nuova chiesa.

Ma Nel frattempo strada principale del borgo era divenuto il grande viale alberato per Monza, inaugurato nel 1838.

Fu così che si decise di modificare in corso d’opera la direzione della nuova chiesa parrocchiale di Precotto, in un’unica navata, copertura della volta a botte, due piccole cappelle per lato.

La niova chiesa sarà benedetta il 14 ottobre 1866.

Nel 1898 don Luigi Cislaghi, dà inizio a nuovi lavori di restauro e di decorazione, cui partecipano diversi artigiani e pittori tra i quali Luigi Tagliaferri per gli affreschi e altre opere pittoriche, Luigi De Carlini per gli stucchi e Enrico Pagani per le decorazioni, Pietro Gioia per le dorature e Camillo Gavazzi per i ponteggi.

Consacrata dopo la restaurazione il 6 ottobre 1901 dal card. Ferrari, la chiesa ha subìto nel corso del secolo altri rimaneggiamenti e trasformazioni estetiche.

Del 1906 la collocazione dei due angeli in cemento Portland.

Pregevoli le opere tuttora conservate all’interno, quali la deposizione bronzea nel paliotto dell’altar maggiore, il quadro di Sant’Anna nella seconda cappella di sinistra, dono della famiglia Visconti di Modrone, la Via Crucis alle pareti, il coro in noce dipinta dietro l’altare ed un imponente armadio del ‘700 in sagrestia, vennero acquistate nel 1881 all’Esposizione nazionale di Milano.

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Santa Maria Rossa

Da fonti storiche risulta che la prepositura dei canonici regolari di Santa Maria di Crescenzago fu fondata nell’anno 1140 circa, al tempo dell’arcivescovo di Milano, Robaldo (1136-1146), sul luogo di una precedente cappella dedicata alla Vergine Maria.

Si costituì, per ordine dell’Arcivescovo, una “Canonica”, così denominata perché i Sacerdoti che l’abitavano conducevano vita comune, sotto la guida di un Preposto.

Presero dimora presso l’antica Chiesa presto sostituita da una nuova costruzione che, nelle linee fondamentali, giunse fino ai nostri giorni.

La comunità dei canonici, che si ispiravano alla regola di sant’Agostino, si insediò accanto a questa chiesetta risalente al IX o X secolo dedicata alla Vergine.

La costruzione della nuova chiesa, più volte rimaneggiata e oggetto di arbitrari interventi di restauro, si data alla fine del XII secolo; in seguito, appunto, all’istituzione della canonica.

Ben presto da questa comunità, la prima in ordine di tempo a Milano, ebbero origine altre per filiazione, che si riunirono nella “Congregazione di Santa Maria di Crescenzago”.

Nel 1250 il frate domenicano Stefano Spagnolo, penitenziere del Papa e visitatore apostolico in Lombardia, è a Crescenzago per ordinarvi la riforma del chiostro e la costruzione di un ospedale per i poveri infermi, secondo il volere di papa Innocenzo IV.

i canonici sono detti Lateranensi, essendo in Laterano la sede generale dell’ordine.

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Santa Maria Assunta in Turro

La chiesa di Turro, non è più quella precedente, fatta costruire da Mons. Gaspare Visconti, Arcivescovo di Milano tra il 1590-1595.Abbattuta l’abside con la “cupoletta” sovrastante l’altare maggiore della vecchia chiesa rimangono la facciata e, privato di tutte le decorazioni interne, il corpo delle tre navate costruite (1885-1886) da Alfonso Parrocchetti; resta anche il campanile con tracce (due archi) di una più antica chiesetta.

Dell’architetto Ottavio Cabiati s’innestano sul più antico troncone i volumi cubici dell’ampliamento (1952-1953) a transetto con due absidi identiche alla principale.

L’interno è di sicuro gusto metafisico: oltre la navata del Parrocchetti, coperta a botte costolonata, che si eleva su modeste colonne, si assiste allo scenografico salto in scala delle quattro enormi, slanciate colonne, che reggono volte a crociera costolonata.
Sullo sfondo, nel catino absidale, spiccano i rossi del mosaico di Luigi Filocamo (eseguiti nel 1960) con l’Assunta fra i santi, artisti e padri della Chiesa, e il mosaico della Crocefissione (1956) nella lunetta sopra l’arco trionfale.
L’altare e il tempietto sono dell’architetto Brambilla; le statue lignee nelle absidi laterali sono di Marco Melzi.
Pregevole è una antica tavola col Crocefisso fra Angeli (1523).

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