Archivio mensile:agosto 2013

San Paolo Apostolo

La storia cronologica di questa nuova parrocchia incomincia con il decreto 13 Febbraio 1926 nel quale l’Eminentissimo Cardinale Eugenio Tosi, Arcivescovo di Milano, provvede ad assegnare una somma di £ 400.000 (quattrocentomila) per costruire una Chiesa fuori di Porta Volta nel sobborgo detto di Montalbino, al Villaggio Giornalisti.

 Il rescritto Arcivescovile viene reso esecutivo e placitato con decreto della Regia Procura Generale del Re in Milano in data 29.11.1926.

Nel mese di Marzo 1926 S. Ecc. Mons. Giovanni Rossi Vicario Generale da incarico di occuparsi dell’esecuzione del decreto al sac. Giuseppe Bossi.

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San Gioachimo

La chiesa di San Gioachimo sorse nel circondario della prima stazione Centrale per volere dell’arcivescovo Luigi Nazari dei Conti di Calabiana , ed Enrico Terzaghi ne progettò la pianta (1880).

La futura chiesa sarebbe stata dedicata a San.Gioachimo, (il quale, secondo la tradizione, fu lo sposo di Sant’Anna, il padre della Madonna, il nonno di Gesù di Nazaret.), in onore di Papa Leone XIII (Gioachino Pecci). fu completata nel 1885.
All’esterno appare come un forte edificio quadrato , sormontato da una elevazione a croce che, lasciando liberi gli angoli del quadrato di base, sostiene una bella tazza interna coperta da un tiburio (specie di cupola) poligonale.
Sull’asse principale dietro l’abside sorge il campanile, elegante, discreto, dotato di cinque campane (1889) e di un orologio.
Nell’interno si presenta con una grande cupola centrale ed una cupola più piccola che copre il presbiterio che si allarga in una sorta di transetto.
La cupola maggiore è decorata alla sommità da una ricca ghirlanda di fiori e frutti che ci richiama il paradiso terrestre perduto.
Le grandi figure sottostanti (alte circa tre metri) raffigurano i Patriarchi.
La cupola minore conclude, con la sua decorazione, l’itinerario storico-spirituale concepito dal pittore Luigi Pastro.
Il nuovo altare, posto in mezzo al presbiterio, ha la mensa in porfido di Cuasso ed è più ampio del precedente altare settecentesco.
Nel nuovo altare, sono riposte le reliquie dei Martiri Gervaso, Protaso, Calimero, Celso e Romano. Il vecchio altare invece è una bella costruzione in stile neoclassico proviene dall’antica chiesa di S.Babila, consiste in una base oggi rivestita di marmi, cui si sovrappone un tempietto circolare dal doppio basamento, sorretto da sei colonnine corinzie scanalate e fiancheggiato da due angeli in marmo bianco, ritti in preghiera.
La cappella di sinistra è dedicata a S.Gioachimo, raffigurato con San’Anna e Maria Santissima giovinetta.
La cappella di destra è intitolata alla Madonna Addolorata del Suffragio.
Opera pregevole è la via Crucis realizzata su lastre di rame Eretti a sostegno della cupola maggiore, sono decorati a mo’ di grandi candelabri dei ceri accesi, simbolo delle anime di Cristo.

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Sant’Angela Merici

La chiesa costruita tra il 1957 e il 1959 su progetto dell’architetto Mario Baciocchi fu affidata dall’allora Cardinale Montini alla congregazione dei Padri Sacramentini.

Fu dedicata a S. Angela Merici perchè il suo maggiore benefattore, l’on. Enrico Mattei desiderava ricordare la moglie Angela.

L’architettura esterna, in cotto lavorato, prevedeva un campanile, mai realizzato, verso la cui sommità convergeva una retta, a significare che nella chiesa convergono l’umano e il divino.

Le ceramiche che rivestono la cornice del portale rappresentano sul lato destro in alto lo stemma del comune di Milano e in basso quello del Cardinale Colombo, sul lato sinistro in alto lo stemma dei Padri Sacramentini e in basso quello del Cardinale Montini.

Nel progetto iniziale, l’interno della chiesa prevedeva una zoccolatura in pietra, il rivestimento in legno delle colonne e quello del soffitto a cassettoni.

In questo modo si sarebbe creato un forte contrasto di luce tra navata, oscura, e il presbiterio illuminato da ampi finestroni, ad indicare la prorompente luce dell’irruzione di Dio nella storia umana.

La tinteggiatura rimasta poi definitivamente doveva con i diversi colori dare un effetto cromatico simile ai rivestimenti previsti.

Sul pannello in cemento che copre le finestre del lato sinistro della chiesa era previsto un affresco raffigurante un coro angelico.

Il matroneo a destra doveva essere arricchito da arazzi.

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San Luigi Gonzaga

Questa monumentale tempio lo si volle dedicare a San Luigi Gonzaga, un giovane nobile del 1568 che ha lasciato il “palazzo per farsi prossimo dei lebbrosi in un ospedale”.

Posta la prima pietra nel novembre del 1892, il tempio di stile lombardo-basilicale venne aperto al culto nel 1896 e consacrato dal card. Ferrari il 3 luglio 1897.

Nel 1903 venne costruito il grande campanile, alto 50 metri.

Realizzati il campanile e la torre campanaria, si pensò di costruire l’orologio.

Seguirono la facciata l’altare maggiore dominato da una statua di legno di San Luigi Gonzaga.

Di fronte all’altare, per terra, è stato posto nel 1971 un mosaico che ricorda il Concilio Vaticano II; al centro di questo mosaico spiccano i due stemmi di Giovanni XXIII e di Paolo VI i due pontefici del Concilio.

Uno dei due altari è dedicato alla Madonna del Rosario, compatrona della Parrocchia.

Ai lati della sua statua sono dipinte le immagini di S.Monica, madre di S.Agostino, e di S.Giuseppe.

Su tre vetrate poste sopra gli altari laterali e sopra il portone di ingresso sono rappresentate scene di vita del Santo.

Quella sopra il portone centrale rappresenta San Luigi mentre riceve la prima comunione da San Carlo Borromeo, l’altra vetrata rappresenta San Luigi mentre sorregge un appestato dal quale contrarrà la malattia che lo condurrà alla morte.

In una nicchia posta nella navata di sinistra, tra i quadri di San Antonio e San Rita si trova una culla contenente il simulacro di Maria Bambina.

Attaccato ad un pilastro di sinistra si trova un massiccio pulpito di legno scuro, dal quale una volta vemìniva proclamata l’omelia.

Una nota di attenzione merita il basamento dell’altare maggiore, dove scolpito nel legno, è rappresentato un pellicano mentre, squarciandosi il petto, nutre i suoi piccoli.

Secondo un’antica credenza infatti, si pensava che questo animale, in mancanza di cibo per nutrire le sue creature, offrisse loro il proprio corpo.

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