Archivio mensile:giugno 2013

San Protaso

 

La chiesa di San Protaso, di elegante profilo slanciato verso l’alto e rivestita di mattoni rossi, a vista, è caratterizzata da una bella facciata a tre archi formati a pronao e dalla croce dorata che splende sulla cima.

Consacrata nel 1933 dal Cardinal Schuster, fu eretta in stile romano moderno dal costruttore Antonio Bassanini su progetto di Luigi ed Angelo Nava.

L’interno della chiesa è a forma di croce latina a navata unica, con una serie di cappelle che si aprono sui due lati.

Le sue dimensioni sono 47 metri di lunghezza, 27 metri di larghezza e 36 metri di altezza della cupola.

Le pareti della chiesa sono rivestite fino all’altezza di 7 metri dal pavimento da marmi pregiati color nocciola, mentre nella parte alta vi sono affrescati dodici apostoli, San Vitale e Santa Valeria, i genitori dei Santi Protaso e Gervaso, e due angeli.

Il pavimento è coperto da marmi pregiati bicolore: rosso il corridoio centrale, giallo arancione il resto.

Diversi artisti, pittori, affrescatori, mosaicisti e maestri vetrai, degli anni trenta e della seconda parte del Novecento, hanno lavorato per impreziosire con le loro opere d’arte questa chiesa: il professor Trento Longaretti, Pietro Cortellazzi, Andrea Fossombrone, Don Mario Tantardini, Don Antonio Brambilla, Paolo Rivetta e suo padre, Bruno Martinetti, Nicola Sebastio, Giacomo Manzù, Camillo Lazzari, Cirillo Damiani, i Fratelli Legnani, Angelo Ferreri, Carlo Fedeli, Giorgio Carpentieri, la Vetreria d’Arte Codena, la Vetreria d’Arte Grassi.

L’interno della chiesa è caratterizzato da un’ampia navata a croce latina, affiancata da quattro cappelle laterali.

Quando fuori splende il sole, tre grandi finestroni ed una serie di lunette, impreziositi da vetrate artistiche colorate, inondano la navata con una delicata luce costellata da un caleidoscopio di tenui colori, che rendono l’atmosfera religiosamente raccolta ed invitante alla preghiera.

Nella parte alta delle pareti della navata, lungo il cornicione, vi è riportata una lunga frase latina, ricavata da una lettera che Sant’Ambrogio, nel 386, nel bel mezzo della lotta contro gli ariani, scrisse alla sorella Marcellina, che il santo aveva più cara della sua vita: “Disse S. Ambrogio: ti ringrazio, Signore Gesù, perché hai suscitato per noi gli spiriti così potenti di questi santi martiri, in un momento in cui la tua Chiesa avverte il bisogno di più efficace protezione. Sappiamo tutti che tipi di alleati io vado cercando: gente in grado di schierarsi a favore, non gente abituata a mettersi contro”.

Lungo i fianchi della navata, si aprono quattro cappelle: due sul lato sinistro dedicate al Battistero e al Crocifisso, due sul lato destro dedicate alla Sacra Famiglia e alla Gioventù. Completano la navata due transetti: quello di sinistra dedicato al Sacro Cuore, quello di destra dedicato alla Madonna.

La Via Crucis è rappresentata da una serie di quadri policromi; sulle pareti della navata, sopra il rivestimento di marmo nocciola, vi sono i dodici Apostoli e i genitori dei santi Protaso e Gervaso.

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Santa Maria del Suffragio

L’attuale chiesa, consacrata nel 1896, venne edificata in seguito al vertiginoso aumento della popolazione verificatosi a partire dall’Unità d’Italia, in sostituzione della precedente, troppo piccola e ormai distrutta chiesa di Calvairate, la quale sorgeva in una zona rurale e più distante dal centro.

 

Venne fondata in piena Controriforma da San Carlo Borromeo, che aveva dato esecuzione al principio conciliare della fondazione di nuove parrocchie come punto centrale di vita cristiana.

Nacque fuori dalle mura di Milano, nel tardo Cinquecento. Passarono trecento anni e la chiesa risultò inadeguata alle dimensioni della struttura di Piazzale Martini.
Fu il Cardinal Ferrari a inaugurarla ufficialmente nel 1896.
Disorganica architettura neomedievale, ma di pregevole arte moderna al suo interno, la chiesa contiene, nella Via Crucis, il volto sereno della Madonna, i volti caricaturali dei giudei, che, con espressività e realismo, non lasciano spazio alle abitudini accademiche dell’epoca.
Allo stesso autore delle vetrate del Duomo, Aldo Carpi de’ Resmini, spettano gli affreschi delle pareti laterali del presbiterio: la Resurrezione e la Crocifissione, che riflettono l’esperienza del maestro nei lager nazisti.
Lo spirito polemico con l’accademismo fascista emerge anche nel Sant’Antonio di travertino di Leone Lodi, autore anche della Madonna della Misericordia, in alabastro di Volterra (piacque persino al Cardinal Schuster), dell’altorilievo marmoreo del Sacro Cuore nel braccio sinistro del transetto, dell’elegante candelabro marmoreo e della mensa dell’altare maggiore.

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San Martino in Niguarda

Con l’avvento del Cristianesimo e l’organizzazione del territorio, Niguarda divenne parte della pieve di Bruzzano, così come Affori, Bresso, Brusuglio, Cassinis Moassattii (Mojazza presso Santa Maria alla Fontana), Cormano, Dergano, Precotto, Pratocentenaro, Pubiga (attualmente non localizzabile), Segnano, Greco, estendendosi agli attuali territori di Turro, Precotto, Crescenzago, Cimiano.

Nel primo medioevo, è testimoniata a Niguarda la presenza di una chiesa dedicata a San Germano, mentre la chiesa di San Martino è menzionata per la prima volta nel XIII secolo.

Nel XIV secolo, tale chiesa divenne una rettoria, con un prete che vi officiava stabilmente le funzioni.
Nel 1567, in esecuzione dei Decreti conciliari, le rettorie vennero innalzate a chiese parrocchiali; così, Niguarda raggiunse l’autonomia dalla pieve di Bruzzano, di cui, però, faceva ancora parte.
Nel 1618, Pratocentenaro, con la chiesa di San Dionigi, divenne parrocchia, staccandosi da quella di Niguarda.
A partire dal XVI secolo, si ebbe notizia di varie confraternite, che avevano lo scopo di promuovere la devozione popolare e contribuire alle spese della parrocchia.
Tali confraternite avevano numerosi aderenti e perdurarono fino al 1783, quando furono sciolte dagli austriaci.
Erano presenti a Niguarda: la Scuola del Santissimo Sacramento, la Scuola della Beata Vergine Maria, la Scuola della Dottrina Cristiana, la Società del Santissimo Rosario, la Confraternita della Santa Croce.
La chiesa venne ingrandita (allungata e aggiunta la navata di destra) una prima volta nel 1837.
Un ulteriore allargamento si ebbe nel 1887.
Nel 1926, si ebbe la costruzione del campanile.
Il toponimo, probabilmente di origine germanica, indicherebbe un posto di guardia.
La località venne interessata dalla presenza della strada romana della Vallassina che la attraversava.
Ricostruita nel 1630, e di nuovo verso la metà dell’Ottocento, venne ampliata, con l’aggiunta delle navate laterali nel 1886 e consacrata dal Cardinal Ferrari il 24 settembre 1899.
Niguarda, antico comune autonomo, venne unito alla città di Milano insieme ad altri undici comuni nel 1923. In seguito a tale provvedimento, la parrocchia ebbe titolo e dignità di prepositurale e fu aggregata alle parrocchie cittadine del settore di Porta Nuova.

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Santa Maria di Caravaggio

Per venire incontro alle necessità spirituali della popolazione del Ticinese, nel 1902, veniva edificata, tra gli orti della zona, una piccola chiesetta di legno e, l’8 settembre di quel’anno, veniva portato il simulacro della Vergine di Caravaggio.

Cominciò col tempo a maturare l’idea di una costruzione in muratura, nonostante le difficoltà finanziarie del tempo. Ma un avvenimento imprevisto mutò la situazione di ristagno: il 20 luglio 1909, un fulmine colpì l’angolo frontale sinistro dell’edificio in costruzione, raggiungendo la vecchia chiesetta e scatenando un violento incendio.

Si salvarono solo il tabernacolo, un quadro in bronzo, le statue della Beata Vergine e di Giannetta. Interpretando l’evento come una sollecitazione divina, ripresero i lavori e, il 30 ottobre dello stesso anno, venne benedetto il nuovo edificio.
Il 14 Agosto 1943, una bomba alleata distrusse l’abside con l’affresco del Cisterna, rappresentante l’incoronazione e la gloria di Maria, nonché il transetto, cioè la parte più artistica del santuario.
La chiesa è in stile lombardo-romanico, a croce romana, divisa in tre navate; le laterali, chiuse da volte in cotto, la principale, coperta da un soffitto in legno dipinto con travi a vista decorate.
Al culmine della navata centrale, s’innalza l’altare maggiore sopraelevato, cui si accede grazie a due scalinate: in mezzo ad esse, quella che porta alla sottostante cripta, dedicata alla Beata Vergine di Caravaggio.
Del primitivo presbiterio, resta la mensa, con l’artistico tabernacolo.
Tutta questa parte della chiesa è posta sotto una cupola ottagonale, dove è visibile un tondo raffigurante una Madonna Nera.
L’abside è affrescata con scene che rappresentano l’incoronazione della Vergine, tra i cori degli angeli.
Sulla sinistra, vi è una statua di Sant’Antonio da Padova; segue il Battistero, con un affresco di Gesù che riceve il battesimo nel Giordano.
Sulla destra, dopo un Crocifisso restaurato dalla Scuola del Beato Angelico, vi è l’altare di Santa Rita e San Francesco.
Ai lati dell’altare maggiore, si aprono due cappelle più grandi: a sinistra, la Cappella del Sacro Cuore, a destra, la cappella di San Giuseppe.
Percorrendo il transetto, si può ammirare il grande organo posto sopra quella che un tempo era la penitenzieria maschile.
La cripta, sotto l’altare maggiore, racchiude la statua della Madonna di Caravaggio e della veggente, la beata Giannetta.
Creando la sopraelevazione e abolendo le scale laterali, con la scalinata di discesa alla cripta, si realizzò un gioco di volte e campate; le scalee di entrata ed uscita furono ricoperte con granito rosa di Baveno, bianco di Montorfano, rosso di Svezia.
Ai lati d’ingresso alla cripta, due angeli ricordano che, attraverso maria, si arriva a Gesù, presentando una corona d’ulivo con le scritte Ad Jesum e Per Mariam.
Al centro della cripta, è racchiuso lo stemma della parrocchia, con una scritta che inneggia a colei che è “eletta al par del sole, terribile come un esercito schierato in campo, bella come la luna”.
Ma lo sguardo è subito attratto dalle statue della madonna e di Giannetta.
Lungo l’ambulacro che circonda il simulacro, sulle pareti, sono rappresentate figure bibliche attinenti alla storia di Maria : Elisabetta con Zaccaria, San Giovanni Battista, Sant’Anna e Gioacchino, San Giuseppe. Verso il fondo, piccoli bimbi sorreggono cerchi fiammanti, all’interno dei quali sono riportate le date di proclamazione dei dogmi riguardanti la Beata Vergine.

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Santa Maria delle Grazie al Naviglio

E’chiesa fra le case. L’edificazione di questo grande tempio, su progetto di Cesare Nava, si realizzò in più riprese, tra il 1901 e il 1909.

Il campanile è alto 59 metri, mentre la cupola con lanterna è alta 40 metri ed insiste sul tiburio ottagonale.

Il tempio è preceduto da un piccolo sagrato che fa notare la necessità di un distacco dal mondo, per entrare nel colloquio con Dio.

Il mosaico del Battesimo di Gesù nel Giordano troneggia dietro il fonte battesimale, il quale è in marmo con copertura di rame.

È l’effigie miracolosa di Santa Maria delle Grazie che ha dato nome alla chiesa.

Nel Seicento, fu edificata qui la prima Chiesa, per meglio venerare la sacra immagine.

L’altare di Sant’Antonio rappresenta la storia e la devozione del popolo della Riva; fu eretto dalle varie confraternite.

Sant’Antonio è il patrono dei lavandai: alla sua destra, San Francesco d’Assisi abbraccia Gesù Crocifisso; a sinistra, vi è San Giovanni Nepomuceno, patrono dei barcaioli e dell’Oratorio della Riva.

Tale santo boemo morì martire nel 1330 per non aver voluto tradire la confessione della regina, come voleva il re suo marito.

Per questo, fu gettato dal Ponte Carlo, nella Moldava, a Praga.

La devozione ai santi patroni delle varie confraternite ormai scomparse, assieme alle professioni di riferimento, è testimoniata sugli stendardi processionali custoditi nelle porte vetrate poste sui fianchi dell’altare.

I due pulpiti bronzei di notevole pregio e valore sono stati realizzati in stile neogotico nel 1913.

Essi sovrastano elegantemente l’assemblea.

Il pulpito di sinistra è destinato alle letture dell’Antico Testamento; pertanto, vi sono rappresentate solo scene bibliche veterotestamentarie e le virtù cardinali, che regolano e governano il rapporto tra gli uomini: fortezza, Mosè e le tavole, giustizia, Mosè che consegna le tavole al popolo, prudenza.

Il pulpito di destra è destinato alla proclamazione del Verbo di Dio: fede, Gesù tra i dottori del tempio, speranza, Gesù che annuncia la buona novella, carità.

Il tiburio ottagonale, con la sua lanterna e i suoi decori in stile liberty, ha quattro piccoli angeli che richiamano la liturgia della lode dell’Agnello.

Quattro imponenti arcangeli sono collocati ai quattro angoli del tiburio: Michele, Gabriele, Uriele, Raffaele. Sul pavimento, proprio sotto alla lanterna che simboleggia Cristo, c’è una stella a otto punte in marmo bianco, simbolo della verginità di Maria.

Il presbiterio è adibito al culto e all’azione liturgica.

È il santuario della Chiesa.

Sui lati, spiccano due trifore neogotiche cieche, celate da drappeggi pittorici che rinviano alla Tenda del convegno di Mosè.

Nella rosa, si distingue il cerchio che ricorda l’ostia, in centro il tetragramma IHS di Cristo, i raggi di sole che ricordano la centralità dell’Eucarestia per il credente.

L’altare maggiore è in marmo bianco, a forma di tempio con decorazioni in neogotico fiorito.

In alto, domina la scena Dio, Padre e Creatore, che tiene in mano il mondo e con l’altra lo benedice.

Il timpano è il suo trono, ai lati sono accovacciati i quattro esseri viventi: l’aquila – Giovanni, il leone – Marco, il bue – Luca, l’angelo – Matteo. Nel transetto destro, vi è l’antico altare maggiore del Seicento.

Al centro, è posta la statua dell’Immacolata, rivestita col rame delle monetine da 5 e 10 centesimi raccolte da tutti i parrocchiani.

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