Nato a Milano il 31 luglio 1851 da Giovanni e Caterina Perego, Emilio De Marchi concluse gli studi nella sua città natale laureandosi in lettere nel 1874 e dedicandosi all’insegnamento presso l’Accademia Scientifica e Letteraria.


 

Accanto alla docenza presso l’Accademia, De Marchi si impegnò in numerose iniziative benefiche, volte alla diffusione dell’educazione presso i ceti popolari.
Va ricordata anche la pubblicazione di alcune antologie per la gioventù ad uso didattico e la cura della collana “La buona parola” per l’editore Vallardi.
La sua attività di narratore lo vide misurarsi con gli Scapigliati, che dominavano l’ambiente letterario milanese della seconda metà dell’Ottocento, distaccandosi però quasi subito dal loro stile per trovare una via personale alla scrittura, di impostazione chiaramente naturalista.
Il suo romanzo più importante è Demetrio Pianelli (1890); sua prosecuzione tematica e narrativa è Arabella (1893); come Giacomo l’idealista sono pervasi da un senso squisito del paesaggio e di un fine umorismo di sapore manzoniano.
Nei racconti tratteggia con molta umanità personaggi tipici della Milano minore, mentre nel poemetto in prosa ritmata Milanin Milanon rievoca in dialetto una Milano sparita, o già in via di estinzione ai suoi tempi, affidandosi alle note nostalgiche delle memorie.
Da un suo romanzo pubblicato su rivista e poi ripudiato, Redivivo (1909 postumo), Pirandello trasse la vicenda narrata in “Il fu Mattia Pascal”.
Oltre a raccolte di racconti e poesie, De Marchi fu autore anche di testi teatrali e opere di critica letteraria.
Muore a Milano nella casa di via Sant’Orsola 5 il 6 febbraio 1901.


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