Nato il 27 aprile 1879 da un garibaldino (n. 1840) che partecipò alle lotte del Risorgimento, fu a sua volta animato da grande amore di Patria e a questo spirito improntò tutta la sua vita e la sua azione (partecipò per 41 mesi alla guerra 1915-18).


 

Fu amico del Sen. Malachia de Cristofori e del deputato Carlo Romussi.
Così pure si dedicò alla esaltazione della storia di Milano e delle sue tradizioni.
Ebbe tre figli.
Tra il 1924 ed il 1950 organizzò una serie di Congressi dei poeti dialettali italiani a Milano e Torino.
Fu tra i primi promotori di quel nucleo di entusiasti dai quali fu poi creata la «Famiglia Meneghina», così provvida poi per le istituzioni di Milano.
Fu un esaltatore del dialetto milanese e un cultore della sua poesia. 
E fu commediografo e poeta a sua volta: le sue poesie si staccano da quelle degli altri poeti perché egli cerca in tutti i modi di avvicinarsi anche nella dizione alla tradizione portiana: la sua vena è limpida, fresca, di semplice espressione, ma profonda nelle concezioni.
L’arguzia che si sprigiona dalle favole è spontanea: con semplici tocchi riproduce situazioni, componimenti generalmente brevi, incisivi ed efficaci.
Compose in dialetto anche una ventina di briose commedie e pure in dialetto milanese nel 1911un romanzo In bocca al lôff e tentò di volgere in meneghino anche il Romanticismo di Rovetta.

Altre sue opere:
1928 – Artide poemett in ottav milanes
1946 – Favole (Opera postuma di poesie dialettali)
1954 – I mè rimm…(in occasione dei suoi 75 anni)