Nasce nel 1894 e riposa nel piccolo cimitero dei Monaci, nell’Abbazia di Chiaravalle, a lui tanto cara, di cui ha concorso alla ricostruzione.
Come artista e poeta, più che le limpide pagine di prosa (a volte, come nella morte di Beethoven, di notevole forza drammatica) e le rime, soprattutto in dialetto milanese, è il senso supremo dell’amore per il creato e le persone e le cose che ci circondano che l’animo di Mosca ha captato e permeato di poesia nel desiderio di poterne comunicare il valore, la bellezza, per la serenità, la gioia di tutti.

 

Interessantissime le descrizioni dei suoi lunghi, numerosi viaggi e delle visite alle Abbazie di Civate e di Chiaravalle. “Mi in Galilea” è in dialetto milanese, come a volerla custodita fra le pareti domestiche.
Le sue liriche dialettali ci mostrano il suo valore di poeta: in esse la ricerca dell’espressione procede senza tentennamenti, dimostrando anche una sottile cultura stilistica; l’ispirazione è sempre fresca, luminosa; in quelle maggiormente impegnate pensieri profondi, emozioni vive sono espresse con serenità e con forza, con acuta considerazione dei nostri limiti – come in “Fa no el curios!” – con religiosa accettazione del nostro destino, così bene espressa nelle sue due ultime poesie “Voeuri on coeur noeuv” e “A la mia amisa poltrona”.
I versi milanesi di questo poeta sono raccolti nel volumetto fuori commercio Cento pagine di Carlo Mosca edito nel 1965. La sua vena si occupa della realtà di tutti i giorni e a volte è spiritosa e ricorda le novellette del Balestrieri. Ma gode anche di spunti sentimentali.
Per quanto riguarda la forma poetica è lui stesso che la definisce così come la sente, ossia “un’espressione spontanea d’una bonomia tradizionale, che rifugge dalle sottigliezze e tiene piuttosto ad affettare una certa rozzezza. Io chiedo alla mia Musetta solo di poter comunicare con efficacia una sensazione o una emozione”.
Fu anche un grande appassionato di musica.
Fra gli attestati di benemerenza, meritò anche la Medaglia d’oro del Comune di Milano.
Raccolte
1965 Cento pagine
1982 …altre cento pagine