Il principe dei poeti bosini
Speri Della Chiesa Jemoli, nasce a Varese il 25 dicembre 1865 da Emanuele Della Chiesa, avvocato, e da Angelica Zerbi; vi muore il 9 gennaio 1946.
Sposa Alma Giudici ed avrà l’adorata figlia Angelica. Nel 1912 viene adottato dal Dottor Oscar Jemoli
Autodidatta appassionato ed intelligente si forma una profonda cultura in particolare di letteratura italiana, ma diviene anche fine conoscitore di musica e fotografia.

 

“Letteratura, musica, polpett, politica, pittura, cicolatt…” così Speri definisce la “poesia”: una ricetta di pagine scritte miste a musica, di cui era un fine amatore, polpette, politica, nella sua fede repubblicana, pittura e cioccolato.
Dopo una giovinezza indisciplinata e in parte avventurosa (fuga dal collegio, soggiorno per lavoro a Marsiglia presso l’ufficio di un armatore (1880), si diede al giornalismo, collaborando anzitutto a “L’uomo di pietra” di Camillo Cima (1892), organo del Partito Repubblicano; fondò nel 1893 e diresse, poi, in qualità di direttore-proprietario fino al 1914 il giornale
“Il cacciatore delle Alpi”, settimanale repubblicano molto diffuso nel Varesotto sulle cui colonne fecero tra l’altro la loro prima apparizione, a puntate, “I nostri buoni villici”, vale a dire l’opera sua poetica più importante e apprezzata, costituita da scenette rusticane dialogate.
Più tardi, abbandonato il giornalismo politico, trovò impiego presso la Banca Cooperativa di Varese che, fusasi poi col Banco Mazzola, divenne il Credito Varesino, del quale si occupò praticamente fino all’ultimo respiro. Dotato di facilissima e felicissima vena, Speri Della Chiesa Jemoli era solito firmare con lo pseudonimo “Try Ko Kumer” la sua copiosa produzione di novellette, canzoni, sonetti, madrigali, giaculatorie, panzanegh e pennellad, bosinad e matoccad, che – anche se buttate giù nella corrispondenza privata con amici e colleghi – avevano subìto rapidissima diffusione, diventando così ufficialmente di pubblico dominio, sebbene non date alle stampe.
Come gli antichi rapsodi o i più recenti menestrelli, soleva spesso accompagnarsi – nella recitazione dei suoi versi – con la chitarra e il successo era sempre tale e tanto, che fu più d’una volta richiesto di allietare riunioni conviviali nella sua duplice veste di poeta e di musico.
Nella canzone popolare Su, massera! seppe financo riprendere magistralmente la forma della ” villotta ” o ” villanella ” che, sostituendo gli ” strambotti “, venne in sì grande onore nel XVI secolo.
Anche per Speri Della Chiesa Jemoli, come avviene tuttavia per vari autori, e segnatamente per vari poeti anche grandi e grandissimi, gli ” inediti” (e già ne abbiamo accennato le ragioni) sono molti.
Ben raramente un poeta procede componendo di getto la sua opera; così abbozzi, frammenti, semplici annotazioni o anche intere operette rimangono ignorate dal grosso pubblico, sia perché l’autore stesso viene sorpreso dalla morte prima della distruzione totale del suo lavoro o prima dei ritocchi finali che ritiene utile apportarvi, sia perché non stima opportuno – per un motivo o per l’altro – di darlo alle stampe.
Comunque, il grosso pubblico rimane in tal modo privato (defraudato quasi) di versi smaglianti o faceti, drammatici o teneri, secondo le circostanze.
Ed è, spesso, una più o meno grave perdita: una perdita, a ogni maniera, del patrimonio culturale o artistico, come quando vada smarrita la tessera di un mosaico, che toglie in ogni modo completezza alla veduta d’insieme.
Questo è il caso appunto del poemetto “Sonetti prostatici” di Speri DeJla Chiesa Jemoli, che vede oggi la luce per la prima volta, dopo oltre trent’anni di oscurità.*
Il 9 gennaio del 1946, Speri Della Chiesa Jemoli moriva, portando con sé quel suo brillante e ineguagliabile tesoro di arguzia e di vivacità che così bene lo caratterizzano fra i poeti dialettali lombardi e ” bosini” in particolare.
Opere dell’Autore:
Vers…de lira (1901 e la 3a Ed.Maj & Malnati Varese 1932 )
I nostri buoni villici e i Villici milionari (scenette rusticane in versi bosini con illustrazioni del pittore Amero Cagnoni)
Don Vicente – I parvénu (altre scene rusticane in versi)
El Quart d’ora de Giavan (sonetti e madrigali)
Quatter giaculatori a Sant Antoni del Porscell (1923)
Sanzioneide (1936)
Sonetti prostatici (postumo 1975)

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