Santa Maria Rossa

Da fonti storiche risulta che la prepositura dei canonici regolari di Santa Maria di Crescenzago fu fondata nell’anno 1140 circa, al tempo dell’arcivescovo di Milano, Robaldo (1136-1146), sul luogo di una precedente cappella dedicata alla Vergine Maria.

Si costituì, per ordine dell’Arcivescovo, una “Canonica”, così denominata perché i Sacerdoti che l’abitavano conducevano vita comune, sotto la guida di un Preposto.

Presero dimora presso l’antica Chiesa presto sostituita da una nuova costruzione che, nelle linee fondamentali, giunse fino ai nostri giorni.

La comunità dei canonici, che si ispiravano alla regola di sant’Agostino, si insediò accanto a questa chiesetta risalente al IX o X secolo dedicata alla Vergine.

La costruzione della nuova chiesa, più volte rimaneggiata e oggetto di arbitrari interventi di restauro, si data alla fine del XII secolo; in seguito, appunto, all’istituzione della canonica.

Ben presto da questa comunità, la prima in ordine di tempo a Milano, ebbero origine altre per filiazione, che si riunirono nella “Congregazione di Santa Maria di Crescenzago”.

Nel 1250 il frate domenicano Stefano Spagnolo, penitenziere del Papa e visitatore apostolico in Lombardia, è a Crescenzago per ordinarvi la riforma del chiostro e la costruzione di un ospedale per i poveri infermi, secondo il volere di papa Innocenzo IV.

i canonici sono detti Lateranensi, essendo in Laterano la sede generale dell’ordine.

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Santa Maria Assunta in Turro

La chiesa di Turro, non è più quella precedente, fatta costruire da Mons. Gaspare Visconti, Arcivescovo di Milano tra il 1590-1595.Abbattuta l’abside con la “cupoletta” sovrastante l’altare maggiore della vecchia chiesa rimangono la facciata e, privato di tutte le decorazioni interne, il corpo delle tre navate costruite (1885-1886) da Alfonso Parrocchetti; resta anche il campanile con tracce (due archi) di una più antica chiesetta.

Dell’architetto Ottavio Cabiati s’innestano sul più antico troncone i volumi cubici dell’ampliamento (1952-1953) a transetto con due absidi identiche alla principale.

L’interno è di sicuro gusto metafisico: oltre la navata del Parrocchetti, coperta a botte costolonata, che si eleva su modeste colonne, si assiste allo scenografico salto in scala delle quattro enormi, slanciate colonne, che reggono volte a crociera costolonata.
Sullo sfondo, nel catino absidale, spiccano i rossi del mosaico di Luigi Filocamo (eseguiti nel 1960) con l’Assunta fra i santi, artisti e padri della Chiesa, e il mosaico della Crocefissione (1956) nella lunetta sopra l’arco trionfale.
L’altare e il tempietto sono dell’architetto Brambilla; le statue lignee nelle absidi laterali sono di Marco Melzi.
Pregevole è una antica tavola col Crocefisso fra Angeli (1523).

San Protaso

 

La chiesa di San Protaso, di elegante profilo slanciato verso l’alto e rivestita di mattoni rossi, a vista, è caratterizzata da una bella facciata a tre archi formati a pronao e dalla croce dorata che splende sulla cima.

Consacrata nel 1933 dal Cardinal Schuster, fu eretta in stile romano moderno dal costruttore Antonio Bassanini su progetto di Luigi ed Angelo Nava.

L’interno della chiesa è a forma di croce latina a navata unica, con una serie di cappelle che si aprono sui due lati.

Le sue dimensioni sono 47 metri di lunghezza, 27 metri di larghezza e 36 metri di altezza della cupola.

Le pareti della chiesa sono rivestite fino all’altezza di 7 metri dal pavimento da marmi pregiati color nocciola, mentre nella parte alta vi sono affrescati dodici apostoli, San Vitale e Santa Valeria, i genitori dei Santi Protaso e Gervaso, e due angeli.

Il pavimento è coperto da marmi pregiati bicolore: rosso il corridoio centrale, giallo arancione il resto.

Diversi artisti, pittori, affrescatori, mosaicisti e maestri vetrai, degli anni trenta e della seconda parte del Novecento, hanno lavorato per impreziosire con le loro opere d’arte questa chiesa: il professor Trento Longaretti, Pietro Cortellazzi, Andrea Fossombrone, Don Mario Tantardini, Don Antonio Brambilla, Paolo Rivetta e suo padre, Bruno Martinetti, Nicola Sebastio, Giacomo Manzù, Camillo Lazzari, Cirillo Damiani, i Fratelli Legnani, Angelo Ferreri, Carlo Fedeli, Giorgio Carpentieri, la Vetreria d’Arte Codena, la Vetreria d’Arte Grassi.

L’interno della chiesa è caratterizzato da un’ampia navata a croce latina, affiancata da quattro cappelle laterali.

Quando fuori splende il sole, tre grandi finestroni ed una serie di lunette, impreziositi da vetrate artistiche colorate, inondano la navata con una delicata luce costellata da un caleidoscopio di tenui colori, che rendono l’atmosfera religiosamente raccolta ed invitante alla preghiera.

Nella parte alta delle pareti della navata, lungo il cornicione, vi è riportata una lunga frase latina, ricavata da una lettera che Sant’Ambrogio, nel 386, nel bel mezzo della lotta contro gli ariani, scrisse alla sorella Marcellina, che il santo aveva più cara della sua vita: “Disse S. Ambrogio: ti ringrazio, Signore Gesù, perché hai suscitato per noi gli spiriti così potenti di questi santi martiri, in un momento in cui la tua Chiesa avverte il bisogno di più efficace protezione. Sappiamo tutti che tipi di alleati io vado cercando: gente in grado di schierarsi a favore, non gente abituata a mettersi contro”.

Lungo i fianchi della navata, si aprono quattro cappelle: due sul lato sinistro dedicate al Battistero e al Crocifisso, due sul lato destro dedicate alla Sacra Famiglia e alla Gioventù. Completano la navata due transetti: quello di sinistra dedicato al Sacro Cuore, quello di destra dedicato alla Madonna.

La Via Crucis è rappresentata da una serie di quadri policromi; sulle pareti della navata, sopra il rivestimento di marmo nocciola, vi sono i dodici Apostoli e i genitori dei santi Protaso e Gervaso.

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Santa Maria del Suffragio

L’attuale chiesa, consacrata nel 1896, venne edificata in seguito al vertiginoso aumento della popolazione verificatosi a partire dall’Unità d’Italia, in sostituzione della precedente, troppo piccola e ormai distrutta chiesa di Calvairate, la quale sorgeva in una zona rurale e più distante dal centro.

 

Venne fondata in piena Controriforma da San Carlo Borromeo, che aveva dato esecuzione al principio conciliare della fondazione di nuove parrocchie come punto centrale di vita cristiana.

Nacque fuori dalle mura di Milano, nel tardo Cinquecento. Passarono trecento anni e la chiesa risultò inadeguata alle dimensioni della struttura di Piazzale Martini.
Fu il Cardinal Ferrari a inaugurarla ufficialmente nel 1896.
Disorganica architettura neomedievale, ma di pregevole arte moderna al suo interno, la chiesa contiene, nella Via Crucis, il volto sereno della Madonna, i volti caricaturali dei giudei, che, con espressività e realismo, non lasciano spazio alle abitudini accademiche dell’epoca.
Allo stesso autore delle vetrate del Duomo, Aldo Carpi de’ Resmini, spettano gli affreschi delle pareti laterali del presbiterio: la Resurrezione e la Crocifissione, che riflettono l’esperienza del maestro nei lager nazisti.
Lo spirito polemico con l’accademismo fascista emerge anche nel Sant’Antonio di travertino di Leone Lodi, autore anche della Madonna della Misericordia, in alabastro di Volterra (piacque persino al Cardinal Schuster), dell’altorilievo marmoreo del Sacro Cuore nel braccio sinistro del transetto, dell’elegante candelabro marmoreo e della mensa dell’altare maggiore.

San Martino in Niguarda

Con l’avvento del Cristianesimo e l’organizzazione del territorio, Niguarda divenne parte della pieve di Bruzzano, così come Affori, Bresso, Brusuglio, Cassinis Moassattii (Mojazza presso Santa Maria alla Fontana), Cormano, Dergano, Precotto, Pratocentenaro, Pubiga (attualmente non localizzabile), Segnano, Greco, estendendosi agli attuali territori di Turro, Precotto, Crescenzago, Cimiano.

Nel primo medioevo, è testimoniata a Niguarda la presenza di una chiesa dedicata a San Germano, mentre la chiesa di San Martino è menzionata per la prima volta nel XIII secolo.

Nel XIV secolo, tale chiesa divenne una rettoria, con un prete che vi officiava stabilmente le funzioni.
Nel 1567, in esecuzione dei Decreti conciliari, le rettorie vennero innalzate a chiese parrocchiali; così, Niguarda raggiunse l’autonomia dalla pieve di Bruzzano, di cui, però, faceva ancora parte.
Nel 1618, Pratocentenaro, con la chiesa di San Dionigi, divenne parrocchia, staccandosi da quella di Niguarda.
A partire dal XVI secolo, si ebbe notizia di varie confraternite, che avevano lo scopo di promuovere la devozione popolare e contribuire alle spese della parrocchia.
Tali confraternite avevano numerosi aderenti e perdurarono fino al 1783, quando furono sciolte dagli austriaci.
Erano presenti a Niguarda: la Scuola del Santissimo Sacramento, la Scuola della Beata Vergine Maria, la Scuola della Dottrina Cristiana, la Società del Santissimo Rosario, la Confraternita della Santa Croce.
La chiesa venne ingrandita (allungata e aggiunta la navata di destra) una prima volta nel 1837.
Un ulteriore allargamento si ebbe nel 1887.
Nel 1926, si ebbe la costruzione del campanile.
Il toponimo, probabilmente di origine germanica, indicherebbe un posto di guardia.
La località venne interessata dalla presenza della strada romana della Vallassina che la attraversava.
Ricostruita nel 1630, e di nuovo verso la metà dell’Ottocento, venne ampliata, con l’aggiunta delle navate laterali nel 1886 e consacrata dal Cardinal Ferrari il 24 settembre 1899.
Niguarda, antico comune autonomo, venne unito alla città di Milano insieme ad altri undici comuni nel 1923. In seguito a tale provvedimento, la parrocchia ebbe titolo e dignità di prepositurale e fu aggregata alle parrocchie cittadine del settore di Porta Nuova.