E’chiesa fra le case. L’edificazione di questo grande tempio, su progetto di Cesare Nava, si realizzò in più riprese, tra il 1901 e il 1909.

Il campanile è alto 59 metri, mentre la cupola con lanterna è alta 40 metri ed insiste sul tiburio ottagonale.

Il tempio è preceduto da un piccolo sagrato che fa notare la necessità di un distacco dal mondo, per entrare nel colloquio con Dio.

Il mosaico del Battesimo di Gesù nel Giordano troneggia dietro il fonte battesimale, il quale è in marmo con copertura di rame.

È l’effigie miracolosa di Santa Maria delle Grazie che ha dato nome alla chiesa.

Nel Seicento, fu edificata qui la prima Chiesa, per meglio venerare la sacra immagine.

L’altare di Sant’Antonio rappresenta la storia e la devozione del popolo della Riva; fu eretto dalle varie confraternite.

Sant’Antonio è il patrono dei lavandai: alla sua destra, San Francesco d’Assisi abbraccia Gesù Crocifisso; a sinistra, vi è San Giovanni Nepomuceno, patrono dei barcaioli e dell’Oratorio della Riva.

Tale santo boemo morì martire nel 1330 per non aver voluto tradire la confessione della regina, come voleva il re suo marito.

Per questo, fu gettato dal Ponte Carlo, nella Moldava, a Praga.

La devozione ai santi patroni delle varie confraternite ormai scomparse, assieme alle professioni di riferimento, è testimoniata sugli stendardi processionali custoditi nelle porte vetrate poste sui fianchi dell’altare.

I due pulpiti bronzei di notevole pregio e valore sono stati realizzati in stile neogotico nel 1913.

Essi sovrastano elegantemente l’assemblea.

Il pulpito di sinistra è destinato alle letture dell’Antico Testamento; pertanto, vi sono rappresentate solo scene bibliche veterotestamentarie e le virtù cardinali, che regolano e governano il rapporto tra gli uomini: fortezza, Mosè e le tavole, giustizia, Mosè che consegna le tavole al popolo, prudenza.

Il pulpito di destra è destinato alla proclamazione del Verbo di Dio: fede, Gesù tra i dottori del tempio, speranza, Gesù che annuncia la buona novella, carità.

Il tiburio ottagonale, con la sua lanterna e i suoi decori in stile liberty, ha quattro piccoli angeli che richiamano la liturgia della lode dell’Agnello.

Quattro imponenti arcangeli sono collocati ai quattro angoli del tiburio: Michele, Gabriele, Uriele, Raffaele. Sul pavimento, proprio sotto alla lanterna che simboleggia Cristo, c’è una stella a otto punte in marmo bianco, simbolo della verginità di Maria.

Il presbiterio è adibito al culto e all’azione liturgica.

È il santuario della Chiesa.

Sui lati, spiccano due trifore neogotiche cieche, celate da drappeggi pittorici che rinviano alla Tenda del convegno di Mosè.

Nella rosa, si distingue il cerchio che ricorda l’ostia, in centro il tetragramma IHS di Cristo, i raggi di sole che ricordano la centralità dell’Eucarestia per il credente.

L’altare maggiore è in marmo bianco, a forma di tempio con decorazioni in neogotico fiorito.

In alto, domina la scena Dio, Padre e Creatore, che tiene in mano il mondo e con l’altra lo benedice.

Il timpano è il suo trono, ai lati sono accovacciati i quattro esseri viventi: l’aquila – Giovanni, il leone – Marco, il bue – Luca, l’angelo – Matteo. Nel transetto destro, vi è l’antico altare maggiore del Seicento.

Al centro, è posta la statua dell’Immacolata, rivestita col rame delle monetine da 5 e 10 centesimi raccolte da tutti i parrocchiani.

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