Archivio mensile:Marzo 2013

Roberto Marelli

E’ nato a Milano, al Carrobbio ed è stato battezzato nella parrocchia di San Lorenzo alle Colonne.
Ha recitato nella Compagnia del Teatro Gerolamo e ha lavorato con registi di prestigio.
Porta in teatro, alla radio e alla televisione, il messaggio artistico denso di milanesità.

 

Le sue interpretazioni hanno sempre riscosso l’unanime consenso del pubblico e della critica.
Con questa motivazione, nel 1988, l’Amministrazione Comunale di Milano gli ha conferito l’attestato di Benemerenza Civica.
Attore di prosa, cinema, radio, televisione e cabaret, ha lavorato con Peppino De Filippo, Patroni Griffi, Zurlini, Vancini, Pasquale Festa Campanile, Nino Besozzi, Blasetti, Tino Scotti, Strehler, gli svedesi Michael Meschke, Ingrid Thulin e tanti altri personaggi dello spettacolo.
Al Teatro Gerolamo di Milano, dove nelle ultime stagioni è stato prim’attore, ha scritto e ridotto, con Carletto Colombo, commedie di successo.
Giornalista pubblicista, per Rai Due “Noi in Lombardia” e Novaradio Milano, ha scritto e raccontato settimanalmente “Il Lunario Lombardo”, una sua personale ricerca sulle tradizioni lombarde, che gli è valso nel 1989. da parte del Comune di Milano, l’Ambrogino d’oro.
Nel cinema ha partecipato a “La mano sul fucile”, “Il delitto Matteotti”, “Bingo Bongo”, “Clandestini nella città”, “Tentazioni metropolitane” e altri films.
Per Telenova ha ideato e condotto il programma “Storie di Lombardia”; ha partecipato a molti programmi per la Rai TV e la Fininvest dove, dall’ottobre 1990, è l’amico Arturo nella sit-com “Casa Vianello” con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
Socio effettivo, dal 2000, dell’Accademia del Dialetto Milanese, è stato “Meneghino” nel Carnevale Ambrosiano con la “Cecca” Wilma e Angelis.

Guanciotte


Facion de tromba
La tromba, a Milano, è la vecchia pompa a mano per l’acqua, posta nei cortili delle case, con il suo grande faccione di pietra. Indica una donna robusta con le guance polpose.

Santa Maria della Passione

Situata nel cuore di Milano, la cinquecentesca Basilica di Santa Maria della Passione è una tra le più belle e grandi chiese della città.

 

Per la sua immensa mole, è, dal punto di vista dell’ampiezza, il secondo edificio milanese dopo il Duomo.
Sorse ad iniziativa del ricco prelato Daniele Birago, che la donò ai Canonici Regolari Lateranensi di Sant’Agostino.
L’opera originaria, ideata da Giovanni Battagio, fu poi proseguita da Cristoforo Lombardo.
Sua è la cupola del 1530, alta 49,7 metri, con luce di 23 metri.
Nella grande costruzione a croce greca che formava la prima pianta, furono costruite tre lunghe navate e prolungato il braccio anteriore, formando così una chiesa a croce latina.
La facciata barocca, esuberante di statue ed ornamenti, è stata realizzata dal 1692 al 1729 dal Rusnati.
I tre portali all’ingresso sono sormontati da altorilievi: al centro, la Deposizione dalla Croce; a sinistra, l’Incoronazione di spine; a destra, la Flagellazione.
L’interno della chiesa è un’autentica pinacoteca, ed è una delle chiese più rinomate per le rare pitture conservate.
Di Daniele Crespi e altri artisti, sono i ritratti di Papi e canonici appesi sui pilastri che reggono le volte. Ancora del Crespi, le scene della Passione che fregiano le ante dell’organo di sinistra, come pure la Cena di San Carlo.
All’altare, vi è l’Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari, che costituisce, insieme con la Crocifissione di Giulio Campi e con la Deposizione di Bernardino Luini, una sorta di racconto del dolore.
Di Panfilo Nuvolone sono le bellissime decorazioni del catino dell’abside principale, aventi per tema l’Incoronazione della Vergine.
L’ottagono centrale, sormontato dalla cupola cinquecentesca del Lombardino, è il cuore della basilica.
Ai pilastri, si trovano otto quadri della Passione che formano una particolare Via Crucis: Cristo alla colonna, Incoronazione di spine, Ecce Homo, Andata al Calvario, Cristo inchiodato alla croce, Cristo abbeverato di fiele, Cristo sorretto da un angelo, l’Angelo e il sudario.
Opera di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, nonché del figlio Bernardino, sono i preziosi affreschi dipinti sulle pareti della Sala Capitolare, raffiguranti dei Vescovi e dei Santi dell’Ordine Lateranense.
Sede, sin dal 1500, di intensa attività musicale, tra il XVI ed il XVII secolo furono costruiti, sotto l’imponente cupola, due organi, uno di fronte all’altro. Quello di destra fu realizzato dal celebre Antenati, quello di sinistra, invece, dall’organaro Vavassori, autore anche dell’organo custodito presso il Duomo.

Camiceria Ambrosiana

Alla fine dell’800, a Brescia, il signor Arici fonda una camiceria artigianale.
La sua passione viene tramandata con successo ai figli Luigi e Alfredo, che lavorano per il re Vittorio Emanuele II e Paganini.
Aprono così un negozio a Casablanca, in Marocco.
Luigi torna in Italia nel 1940 e apre la Manifattura Lombarda in via Sirtori, per confezionare camicie per l’Esercito Italiano.
Si sposa con Luisa Restelli, che, in via Soncino, attuale sede, fonda la Camiceria Ambrosiana, nel 1954.
Oggi, la bottega è gestita dal bisnipote di Luisa, Alessandro Agostini.
È un punto importante di riferimento per chi ama la lavorazione sartoriale e non rinuncia ad una camicia su misura.

Cipolle ripiene al prosciutto


Ingredienti per 4 persone:
4 cipolle bianche
1 confezione di panna
150 gr di prosciutto cotto
50 gr di burro
sale
pepe
Procedimento:
Tagliare le cipolle a metà e togliere la polpa.
Cuocere polpa e resto delle cipolle in acqua bollente salata per qualche minuto.
Scolare e far asciugare.
Tagliare a striscioline sottili il prosciutto ed abrrustolirlo nel burro per un paio di minuti.
Frullare la polpa delle cipolle con la panna, salare, pepare.
Aggiungere il prosciutto e mescolare il composto.
Riemopire le mezze cipolle con la crema ed impiattarle.
Il mio suggerimento:
A me piace una crema corposa e quindi sostituisco la panna con del formaggio spalmabile.
Se non avte tempo potete acquistare la versione al prosciutto ed unire la polpa delle cipolle.